di Carlo Di Legge (2006)

Danzi. Chiudi gli occhi,
ognuno danza solo e danza in due.
Per riprenderti devi esserti perduta,
tenuta fuori dal gorgo che ti perde
aggrappata al tuo corpo.

 

Corpo è consentire con il suono,
e con il corpo dell’altro.
Se danzi, non c’è luogo.
Per sentire non serve guardare.

 

Ma ascolta, e trova senso:
ascolto è forma superiore, come attesa.
E solo finché ascolti vieni scelta.

 

Ascolta bene, tu che non ci sei:
con te apprendo il tango dell’assenza,
questa difficile danza,
in complicati vortici e contesti
di smarrimento.

 

Ogni passo, un’azzurra movenza.

 

Esegui una figura.
Un passo – s’alza vento sul mare.
Il corpo della danza è vento elementare.

 

Altro passo,
ogni passo un quarto di luna,
sull’onda della fortuna.

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